Direttiva Regionale n. 13 del 28/05/1997 - "Direttive regionali in materia di protezione civile"
IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE
Emana Le seguenti direttive:

ARTICOLO 1
Le funzioni previste dalla Legge Regionale 28 Marzo 1996, n. 11, concernente la disciplina delle attività e degli interventi in materia di protezione civile, sono esercitate dalle Province, dalle Comunità montane e dai Comuni sulla base della presente direttiva.

ARTICOLO 2
(Comitato Provinciale di Protezione Civile)

  1. Per le finalità di cui all’art. 5 della L.R. n. 11/1996 le Amministrazioni Provinciali provvedono alla convocazione del Comitato di Protezione Civile almeno due volte all’anno comunicandone le determinazioni alla Regione per il coordinamento delle azioni di protezione civile nell’ambito regionale ed extra regionale.
  2. Sono sottoposte al parere del Comitato provinciale, prima della approvazione da parte dei competenti organi della provincia, le ipotesi di definizione delle linee operative riguardanti la predisposizione dei programmi di previsione e prevenzione degli eventi calamitosi ed i relativi elaborati.

ARTICOLO 3
(Rilevazione, raccolta, elaborazione ed aggiornamento dei dati)

  1. Le informazioni necessarie allo sviluppo delle attività di protezione civile sono riportate in raccolte tematiche inserite in un quadro organizzato dalle conoscenze, ove sono indicati i dati rilevati e le caratteristiche delle diverse fonti di rilevamento.
  2. Qualora si operi con elaboratori elettronici per la messa a punto e la presentazione grafica delle informazioni raccolte, saranno specificati il software e le conoscenze di base utilizzati, indicando le caratteristiche del software impiegato, avendo riguardo tuttavia alla necessità che lo stesso sia Archinfo compatibile per assicurare la possibilità di dialogo tra i diversi sistemi esistenti.
  3. Il quadro conoscitivo sarà quindi organizzato in modo informatico seguendo i criteri generali sotto indicati:
  • schedatura gestibile per la elaborazione matematica e statistica dei dati archiviati in forma numerica;
  • rappresentazione cartografica vettoriale;
  • testi originali.

Al fine di garantire la compatibilità ed integrabilità delle informazioni raccolte nonché la gestione delle stesse nell’ambito del sistema informativo regionale e nazionale, in vista dell’impiego delle informazioni e dei dati raccolti nella elaborazione ed aggiornamento dei programmi regionali di previsione e prevenzione degli eventi calamitosi e nella elaborazione ed aggiornamento da parte dei Comuni e Prefetture dei rispettivi piani di emergenza, l’intero sistema sarà organizzato secondo una strutturazione logica e funzionale in modo tale da garantire:

  • la possibilità di aggiornamento del data base senza manipolazione dei catalogo già archiviati;
  • la facilità di inserimento di nuovi dati;
  • la facilità di formazione di ulteriori cataloghi in aggiunta a quelli originariamente previsti;
  • la gestione di informazioni territoriali e la loro restituzione in forma cartografica;
  • la possibilità di predisporre il data base secondo un diverso criterio di archiviazione.

La rilevazione, la raccolta ed elaborazione dei dati, sarà orientata all’approfondimento delle problematiche relative ai principali rischi interessanti ciascuno degli ambiti territoriali di rispettiva competenza anche sulla base delle notizie fornite dalle Comunità Montane curando in particolare:

  1. rilevazione dei profili topografici longitudinali e trasversali dei principali corsi d’acqua interessanti, il proprio territorio in corrispondenza dei tratti interessati dalle componenti del sistema regionale di prevenzione del rischio idrogeologico; aste idrometriche e stazioni idrometrografiche, nonché rilevazione dei dati relativi alla stabilità dei versanti e del rischio frane interessanti i rispettivi ambiti territoriali sulla base della scheda n.1 allegato alle presenti direttive;
  2. rilevazione, raccolta ed elaborazione dei dati relativi ai movimenti tellurici riscontrata sul territorio provinciale ed analisi delle previsioni degli strumenti urbanistici in relazione alle caratteristiche geomorfologiche delle aree interessate; sulla base delle indicazioni contenute nell’allegata scheda n.2 per quanto riguarda il rischio sismico;
  3. analisi delle caratteristiche e tipologie delle attività industriali a rischio di incidente rilevante, di cui al gruppo B dell’art.6 D.P.R. 175/88 e successive modificazioni ed integrazioni, sulla base della scheda n.3; individuazione dei percorsi relativi al trasporto delle sostanze pericolose e delle reti extraurbane di distribuzione del gas metano per quanto riguarda il rischio antropico (scheda n.4);
  4. analisi dello stato di sicurezza delle strutture di proprietà dell’Amministrazione provinciale destinate ad uso pubblico.
  1. Tutte le informazioni raccolte devono contenere riferimenti omogenei atti alla precisa individuazione dei dati sul territorio regionale (informazioni georeferenziate nel sistema nazionale di coordinate Gauss-Boaga per le chilometriche e con riferimento a Monte Mario per le geografiche).

ARTICOLO 4
(Programmi di previsione e prevenzione degli eventi calamitosi)

  1. In relazione agli indirizzi generali fissati dal Consiglio dei Ministri in data 02/04/1993 ed allo schema approvato dal consiglio Nazionale della Protezione Civile nella seduta del 03/08/1993, la programmazione di previsione e prevenzione degli eventi calamitosi deve ispirarsi ai seguenti criteri;
  1. individuazione degli obiettivi di riferimento;
  2. censimento, identificazione ed analisi territoriale dei rischi;
  3. definizione delle metodologie di valutazione previsionale delle diverse tipologie di rischio esistenti sul territorio sulla base anche della utilizzazione, ove disponibili, di modelli fisico-matematici preditivi;
  4. individuazione dei criteri di tollerabilità dei rischi articolati per tipo di rischio;
  5. predisposizione della mappa di vulnerabilità del territorio nell’ambito della quale l’analisi previsionale è correlata con la situazione antropica del territorio stesso;
  6. indicazione delle misure preventive quali opera, lavori o ridurre al minimo le conseguenze dannose dei rischi;
  7. definizione delle misure organizzative concernenti la vigilanza ed il controllo sulle principali forme di rischio;
  8. informazione al pubblico sui rischi e sulle norme di comportamento da assumere in casi di eventi calamitosi;
  9. indicazione delle funzioni in ordine alle singole componenti territoriali e delle strutture tenute al concorso agli interventi di emergenza;
  10. indicazione di massima delle risorse umane e finanziarie occorrenti e delle modalità per ottenerle.
  1. Ai fini di un più omogeneo raggiungimento degli obiettivi previsti attraverso la mappa di vulnerabilità di cui alla lett. e) la relativa documentazione è corredata di una carta della pericolosità storica delle aree redatte in scala 1:25.000 sulla base delle notizie reperibili in merito agli eventi calamitosi verificatisi in passato nel settore considerato.
  2. Per le finalità di cui alla Legge Regionale n. 11/96 le Amministrazioni Provinciali provvedono, in sede di esame degli strumenti urbanistici comunali, ad una attenta analisi degli strumenti stessi in funzione della necessità di prevenire il rischio sismico ed il rischio idrogeologico, verificando in particolare che siano state predisposte la relazioni geologiche previste dalle circolari emesse sull’argomento, la idoneità delle previsioni degli strumenti urbanistici in funzione delle caratteristiche geologiche e geomorfologiche delle aree interessate, tenuto presente l’effetto di amplificazione delle scosse telluriche dovuto ad alcuni assetti geologici, per quanto riguarda il rischio sismico, dei sistemi di drenaggio delle acque meteoriche, di smaltimento delle acque reflue e della presenza di aree di possibile esondazione, per quanto riguarda il rischio idrogeologico.

ARTICOLO 5
(Collaborazione alla predisposizione dei piani provinciali di emergenza)

  1. Le Amministrazioni provinciali assicurano la propria collaborazione alle altre componenti del Servizio Nazionale di Protezione Civile, ponendo a disposizione delle autorità preposte la documentazione relativa ai programmi di previsione e prevenzione degli eventi calamitosi, come premessa alla redazione dei piani di emergenza, nonché le strutture ed i mezzi idonei in proprio possesso per l’intervento nei settori di propria competenza.
  2. Le Province comunicano alle altre componenti del Servizio Nazionale della Protezione Civile le proprie disponibilità attraverso la Regione, le Prefetture ed ai Comuni del proprio ambito territoriale tramite il periodico aggiornamento dei dati indicati nello schema allegato n. 5.
  3. Al fine di consentire un adeguato coordinamento degli interventi necessari in fase di emergenza, le Amministrazioni Provinciali presentano altresì annualmente alla Giunta Regionale una relazione illustrativa dei loro livelli di organizzazione permanente, ivi compresi quelli dei Comuni e delle Comunità Montane dei rispettivi territori.
  4. Le Amministrazioni provinciali assicurano infine ai Comuni la collaborazione necessaria di tipo tecnico ed organizzativo, rivolta a favorire la istituzione e disciplina delle strutture comunali di protezione civile prioritariamente nelle località soggette ai principali rischi di eventi calamitosi.

ARTICOLO 6
(Competenze dei Comuni)

  1. Le informazioni relative alle diverse tipologie di rischio presenti nei rispettivi territori sono trasmesse dai comuni alla Regione ed alla Provincia territorialmente competente, per le finalità di cui all’art.7 della Legge Regionale n. 11/996.
    I Comuni collaborano altresì all’attuazione degli interventi previsti nei programmi di previsione e prevenzione degli eventi calamitosi nei termini e nelle modalità indicati nei programmi stessi.
    Nel caso i programmi di previsione e prevenzione contengano limiti in ordine all’espletamento dell’attività di pianificazione territoriale da parte dei Comuni mediante l’espressa individuazione di vincoli di destinazione o di interventi previsti per eliminare o mitigare gli effetti negativi dei possibili eventi calamitosi i Comuni provvedono ad uniformare i propri strumenti urbanistici alle previsioni dei programmi regionali entro 5 mesi dalla pubblicazione del relativo provvedimento di approvazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.
  2. Per le finalità di cui alla L. R. n. 11/1996 per quanto concorre il rischio sismico, in attuazione delle disposizioni di cui alla L.R. n. 33/1984 recante norme per le costruzioni in zone sismiche nonché delle circolari n.14 e n.15 emanate in data 28/08/1990 ai sensi dell’art.9 delle N.T.A. del P.P.A.R. e degli artt.9-11 della stessa L.R. n.33/1984, in sede di formazione, revisione ed adeguamento degli strumenti urbanistici generali ed attuativi, devono essere effettuate dai Comuni indagini multidisciplinari volte a definire il rapporto tra previsioni urbanistiche e caratteristiche sismiche e geologiche del territorio deve essere curata attentamente l’analisi geomorfologica delle aree di possibile edificazione caratterizzate dalla presenza di litotipi in grado di produrre effetti di amplificazione delle scosse telluriche.
  3. Per le stesse finalità di cui alla L.R. n. 11/1996 per quanto concerne il rischio idrogeologico attribuibile agli effetti derivanti da piogge intense, deve inoltre essere effettuata la verifica delle caratteristiche della portata della rete di smaltimento delle acque reflue e delle modalità del suo collegamento alla rete di drenaggio delle acque superficiali.
  4. I Comuni devono attentamente verificare il sistema delle reti di distribuzione urbane del gas e del metano ed adottare adeguati sistemi di interruzione dell’erogazione in rete allorché si verifichino fenomeni tellurici.
  5. I Comuni nel cui territorio siano presenti rischi accertati di esondazione provvedono ad organizzare servizi di vigilanza dei corsi d’acqua e di allertamento delle popolazioni interessate .
  6. Analisi dello stato di sicurezza delle strutture di proprietà dell’Amministrazione Comunale destinate ad uso pubblico.

ARTICOLO 7
(Attribuzioni del Sindaco)

  1. Il Sindaco, quale Autorità responsabile della direzione dei soccorsi nel territorio comunale, provvede a:
  1. rendersi costantemente reperibili, anche mediante un sostituto, alla Prefettura ed alla Regione;
  2. informare i cittadini sui principali rischi interessanti il territorio comunale e sui comportamenti da adottare in caso di emergenza (all. A/1);
  3. dotare il comune di una struttura di protezione civile utilizzando i vigili urbani ed altri organi comunali e di volontariato organizzato (All. A/2);
  4. individuare le aree usate per esigenze di protezione civile ed i punti strategici sugli itinerari di afflusso e deflusso per dirigere colonne di aiuto o di evacuazione dei cittadini (all. A/3);
  5. organizzare un sistema di comando e di controllo che preveda l’attivazione di un livello minimo di reperibilità e la organizzazione di una apposita struttura operativa dotata dei mezzi necessari per mantenersi in collegamento con i responsabili delle attività essenziali (Polizia di Stato, Carabinieri, Ospedali, Vigili del Fuoco, Corpo forestale dello Stato, ecc.) (all. A/4);
  6. individuare i provvedimenti fondamentali da attuare in caso di emergenza per i vari tipi di calamità (osservazione, allarme, intervento) nei Comuni soggetti ai principali rischi di calamità (All. A/5);
  7. mantenere aggiornato un piano di protezione civile nel quale sintetizzare gli elementi essenziali di cui sopra (all. A/4);
  8. effettuare periodiche esercitazioni di attivazione del predetto piano (all. A/6);
  9. analizzare lo stato di sicurezza delle strutture di proprietà dell’Amministrazione comunale destinate ad uso pubblico.
  1. In relazione a quanto previsto al comma 1, lett. a), il Sindaco comunica alla Prefettura ed alla Regione il recapito telefonico proprio e del suo sostituto. L’attivabilità del sistema di comando e della sala operativa di cui alla lettera e) del medesimo comma 1, anche al di fuori dell’ordinario orario di lavoro, è garantita nell’ambito comunale attraverso l’applicazione dell’istituto della reperibilità del personale necessario.
  2. Al verificarsi di un evento calamitoso il Sindaco, o il suo sostituto, provvedono a:
  1. collegarsi immediatamente con la prefettura e la Protezione Civile Regionale per segnalare il fenomeno, l’evento, la durata, la località interessata, gli effetti, sulle persone e sui beni connessi;
  2. attivare le strutture operative esistenti convocando i responsabili delle principali attività di supporto;
  3. attivare, d’intesa con il Prefetto, la struttura comunale di Protezione civile laddove esistenti, le forze dell'ordine, le strutture sanitarie esistenti nel Comune, i Vigili del Fuoco;
  4. disporre la sistematica rilevazione di danni alle persone ed alle cose, impiegando la struttura comunale di protezione civile;
  5. ordinare i primi compiti di intervento sulla base delle rilevazioni della situazione, alle forze dell’ordine ai VV.FF., agli organi sanitari, al Gruppo Comunale di Protezione Civile;
  6. dislocare il personale delle forze dell’ordine e dei volontari sugli itinerari di afflusso/deflusso per dirigere il traffico;
  7. disporre le opportune disposizioni per l’accertamento dei danni e le conseguenti comunicazioni al Prefetto ed alla Regione, per l’istruttoria ai fini della richiesta dello stato di calamità;
  8. qualora le mappe dei rischi presenti sul territorio individuino pericoli di danni imminenti ed irreparabili per le persone e le cose il Sindaco del Comune interessato è tenuto a provvedere all’adozione dei provvedimenti necessari alla tutela della pubblica e privata incolumità sulla base anche delle indicazioni al riguardo fornite dalla Giunta regionale in sede di segnalazione del rischio individuato.

ARTICOLO 8
(Comunità montane)

  1. Per le finalità di cui all’art.6 della L.R. n. 11/96 le Comunità Montane provvedono a dotarsi delle strutture tecniche ed organizzative e delle attrezzature necessarie a fronteggiare i rischi derivanti dagli eventi calamitosi ed in particolare del rischio idrogeologico, idraulico, di valanghe e di incendi boschivi.
  2. Le Comunità Montane favoriscono altresì lo svolgimento delle attività di protezione civile da parte dei Comuni compresi nel proprio ambito territoriale e dalle associazioni di volontariato attraverso la concessione in uso delle attrezzature e di mezzi idonei ad affrontare le emergenze prevedibili nel territorio di competenza.
  3. Le Comunità montane provvedono alla redazione, in accordo con i Comuni interessati, con la Provincia e con gli Enti Parco, dei piani intercomunali fornendo informazioni utili alla predisposizione e l’aggiornamento dei programmi regionali e provinciali di previsione e prevenzione degli eventi calamitosi per i principali rischi interessanti il territorio montano.

ARTICOLO 9
(Rilevazione sistematica dei danni)

  1. La rilevazione dei danni prodotti dagli eventi calamitosi è effettuata dai comuni avvalendosi delle loro strutture, eventualmente integrate con personale esterno e con strutture tecniche poste a disposizione da altre Amministrazioni pubbliche. Nei territori montani la rilevazione dei danni è effettuata dalle Comunità montane. Le Province provvedono a rilevare i danni subiti dalle opere da loro possedute.
  2. Gli Enti di cui al comma 1, operano in collaborazione con le strutture regionali competenti in materia procedono alla rilevazione dei danni subiti dalle categorie di beni indicati dalle lettere a) b) c) d) del comma 2 dell’art.21 della L.R. n.11/1996, secondo lo schema allegato n.6. La rilevazione dei danni subiti dalle strutture e dalle coltivazioni agricole è effettuata secondo le procedure previste dall’art.1 della Legge n. 185/1992, ai fini del rispetto del termine di 60 giorni stabilito dalla stessa legge per la emanazione del relativo provvedimento regionale.

Atto non soggetto a controllo ai sensi del comma 32, art.17 della legge 15 maggio 1997, n.127.

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE
(Dott. Vito D’Ambrosio)

Allegati (Omissis)