Legge Regionale 28 marzo 1996, n. 11.
Disciplina delle attività e degli interventi in materia di protezione civile.

Il Consiglio regionale ha approvato;

Il Commissario del Governo ha apposto il visto;

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

promulga

la seguente legge regionale:

TITOLO I
Disposizioni generali

1. La presente legge, coerentemente con la risoluzione del Consiglio d'Europa del 31 ottobre 1994 in attuazione della legge 24 febbraio 1992, n. 225, disciplina le funzioni regionali in materia di protezione civile nonché le forme e le modalità del coordinamento unitario degli interventi di competenza delle strutture regionali.
2. Nell'esercizio di tali funzioni la Regione promuove forme di collaborazione con le altre Regioni e con gli Enti locali e la partecipazione degli Enti o Aziende pubbliche nonché delle organizzazioni del volontariato all'attività di protezione civile.
3. La Regione assume la protezione civile dei cittadini quale finalità prevalente per la realizzazione dei propri interventi allo scopo di tutelare la integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi.

Art. 2
(Tipologia degli eventi calamitosi
e degli interventi di protezione civile)

1. Ai fini dell'attività di protezione civile gli eventi si distinguono in:
a) eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che possono essere fronteggiati mediante interventi attuabili in via ordinaria dalla Regione o, singolarmente, dalle Province, dai Comuni, dalle Comunità montane, utilizzando le risorse disponibili nell'ambito delle competenze proprie o delegate;
b) eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che, per loro natura ed estensione, comportano l'intervento coordinato della Regione e di altri Enti ed Amministrazioni competenti in via ordinaria;
c) calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari.
2. Nell'ambito di propria competenza, la Regione svolge interventi di carattere previsionale, preventivo, di soccorso e di superamento dell'emergenza. Per questi ultimi la Regione svolge compiti di collaborazione e di concorso con gli organi centrali e periferici dello Stato.
3. Tali attività sono realizzate ordinariamente attraverso il coordinamento degli interventi di tutte le strutture organizzative regionali che hanno competenze in materia di protezione civile, con particolare riguardo a quelle competenti in materia di ambiente, lavori pubblici, agricoltura, sanità, servizi sociali e trasporti.

Art. 3
(Attività regionali di protezione civile)

1. Sono attività regionali di protezione civile quelle volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio, al soccorso delle popolazioni sinistrate, al superamento dell'emergenza esercitato mediante la realizzazione delle opere urgenti di assistenza e la riattivazione dei servizi pubblici e delle infrastrutture essenziali, nonché il concorso agli interventi di emergenza.
2. Nell'ambito delle attività di previsione e prevenzione, la Regione cura in particolare:
a) il censimento e la identificazione dei rischi presenti sul territorio regionale;
b) la realizzazione di mappe di pericolosità e di vulnerabilità a scala regionale e sub-regionale con redazione di piani di intervento mirati;
c) la predisposizione e l'attuazione di piani programmi e progetti di previsione e prevenzione;
d) la formazione di una moderna coscienza di protezione civile mediante la promozione ed il coordinamento di esercitazioni, programmi educativi e informativi nonché la istituzione di corsi di informazione, formazione e aggiornamento professionale per il personale adibito istituzionalmente ad attività di protezione civile e per quello proveniente dalle organizzazioni di volontariato di cui al successivo articolo 4;
e) l'elaborazione degli indirizzi regionali in materia di protezione civile per gli Enti locali e organismi dipendenti;
f) l'individuazione dei principi direttivi cui devono attenersi gli Enti locali e gli organi dipendenti e il loro coordinamento nella stipula di convenzioni per le attività di protezione civile;
g) la realizzazione di sistemi per la rilevazione ed il controllo di fenomeni naturali o derivanti da attività antropiche e il convenzionamento per farne uso.
3. Nell'ambito dell'attività di concorso agli interventi di emergenza la Regione cura particolarmente:
a) la predisposizione e l'attuazione di piani di intervento in armonia con la pianificazione nazionale e provinciale di emergenza;
b) l'attivazione di collegamenti per radiocomunicazioni con frequenza radio dedicate;
c) l'approntamento di specifiche attrezzature, macchine ed equipaggiamenti atti a garantire le attività di soccorso e di assistenza, la loro dislocazione sul territorio, nonché il censimento di quelle esistenti.
4. La Regione favorisce il più efficace coordinamento delle iniziative in materia di protezione civile nel proprio territorio con gli Enti locali, le Aziende municipalizzate e consortili, gli Enti parco, le Autorità di bacino, le strutture operative del servizio nazionale della protezione civile e con altri soggetti pubblici e privati, anche mediante la stipula di apposite convenzioni.

TITOLO II
Collaborazione e partecipazione

Art. 4
(Collaborazione con lo Stato, con le altre Regioni
e con il Servizio nazionale di protezione civile)

1. La Regione instaura un costante rapporto di collaborazione con le amministrazioni dello Stato, con le altre Regioni, con gli Enti locali e con ogni altra istituzione ed organizzazione pubblica o privata operante nell'ambito regionale con finalità di protezione civile.
2. Su richiesta e previa intesa con i competenti organi statali e delle Regioni interessate, partecipa alle iniziative nel territorio di altre Regioni.
3. Raggiunge intese con le altre Regioni ai fini dell'espletamento di attività di comune interesse, in armonia con i piani e i programmi nazionali.

Art. 5
(Competenze delle Province)

1. Le Province, sulla base delle competenze ad esse attribuite dagli articoli 14 e 15 della legge 8 giugno 1990, n. 142, partecipano con proprie strutture all'organizzazione ed all'attuazione del Servizio nazionale utilizzando il Comitato di protezione civile di cui all'articolo 13 della legge 225/1992.
2. Per tali finalità si dotano di una struttura di protezione civile ed assicurano, nell'ambito del proprio territorio, lo svolgimento dei seguenti compiti:
a) rilevazione, raccolta, elaborazione ed aggiornamento, sulla base di uniformi metodologie definite regionalmente, dei dati di rischio, anche al fine di metterli a disposizione della struttura regionale competente per l'elaborazione e l'aggiornamento dei programmi regionali di previsione e di prevenzione. Tali dati sono conservati dalle Prefetture e dai Comuni interessati per l'elaborazione e l'aggiornamento dei relativi piani d'emergenza;
b) predisposizione di programmi di previsione e di prevenzione, anche mediante specifici piani di settore per le ipotesi di rischio, in armonia con i programmi nazionali e regionali, e relativa attuazione anche sulla base di intese con la Regione. Il programma, sentito il Comitato provinciale di protezione civile, è approvato dal Consiglio e viene trasmesso alla Regione e al Prefetto. Esso deve contenere:
1) una mappatura del territorio in relazione alle tipologie di rischio;
2) l'indicazione dei provvedimenti necessari a ridurre o eliminare i rischi;
3) le modalità per realizzare l'educazione della popolazione in materia di rischi incidenti sul territorio;
c) collaborazione alla predisposizione del piano provinciale di emergenza nell'ambito delle competenze demandate al Prefetto dall'articolo 14 della legge 225/1992, mettendo a disposizione strutture e mezzi idonei di proprio possesso per l'intervento nei settori di propria competenza da impiegare, in concorso con i Sindaci, con il Prefetto o con il Commissario delegato, in caso di emergenza nazionale.
3. Le metodologie per la rilevazione, raccolta, elaborazione ed aggiornamento dei dati, sono individuate con direttive regionali da emanarsi entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
4. Le Province, in accordo con i Comuni interessati e nel rispetto delle competenze demandate al Prefetto, promuovono piani di protezione civile in ambiti sovracomunali.
5. In ogni capoluogo di provincia è istituito, con decreto del Presidente dell'amministrazione provinciale, il Comitato provinciale di protezione civile quale organo consultivo e propositivo. Il Comitato è composto da:
a) il Presidente o suo delegato che lo presiede;
b) un rappresentante della Prefettura;
c) un rappresentante delle Comunità montane;
d) il Comandante provinciale dei Vigili del fuoco;
e) un esperto per ogni tipo di rischio che incida sul territorio provinciale;
f) un rappresentante delle Associazioni di volontariato di protezione civile;
g) il Coordinatore provinciale del Corpo forestale dello Stato.
6. Le amministrazioni provinciali presentano annualmente alla Giunta regionale una relazione illustrativa dei loro livelli di organizzazione permanente, ivi compresi quelli dei Comuni e delle Comunità montane per i rispettivi territori.

Art. 6
(Partecipazione delle Comunità montane)
1. Le Comunità montane concorrono alla realizzazione delle attività di protezione civile di competenza della Regione sulla base delle direttive di cui all'articolo 5, comma 3.
2. Collaborano con proprie strutture tecniche ed organizzative all'attuazione dei programmi e piani regionali e provinciali di previsione, prevenzione ed emergenza, con particolare riguardo alle attività rivolte ai rischi idrogeologici, idraulici, di valanghe e di incendi boschivi.
3. Le Comunità montane possono assumere l'esercizio associato di funzioni comunali e in armonia con gli articoli 28 e 29 della legge 142/1990 anche per le attività di protezione civile. Predispongono in accordo con i Comuni interessati e con la Provincia i piani intercomunali.
4. Forniscono dati e informazioni utili per la predisposizione e l'aggiornamento dei programmi e dei piani regionali e provinciali di previsione e prevenzione.
5. Nella fase di soccorso contribuiscono con strutture, mezzi e attrezzature mettendole a disposizione delle competenti autorità.

Art. 7
(Competenze dei Comuni)

1. I Comuni svolgono i seguenti compiti:
a) approntamento dei mezzi e delle strutture operative necessarie agli interventi di protezione civile, con particolare riguardo alle misure di emergenza per eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che possono essere fronteggiati dall'amministrazione comunale in via ordinaria;
b) raccolta dei dati utili per la predisposizione e l'aggiornamento dei piani regionali e provinciali;
c) collaborazione all'attuazione degli interventi previsti nei predetti piani, secondo modalità e nel rispetto delle condizioni preventivamente concordate e recepite;
d) adozione, nell'ambito delle sue competenze, ai sensi dell'articolo 9 della legge 1 42/1990, delle misure necessarie per fronteggiare le situazioni di pericolo indicate nei predetti piani.
2. I Comuni il cui territorio sia considerato ad alto rischio dalla Commissione nazionale per la previsione e prevenzione dei grandi rischi devono dotarsi di un piano proprio o intercomunale di protezione civile.
3. I Comuni hanno comunque facoltà di dotarsi in proprio o in collegamento con altri Comuni, e con l'eventuale concorso di organizzazioni di volontariato o di gruppi volontari comunali, di strutture e mezzi che siano idonei ad affrontare le emergenze prevedibili nell'ambito del territorio di giurisdizione; per i Comuni montani provvedono le rispettive Comunità.
4. La Regione, anche tramite le Amministrazioni provinciali, assicura la necessaria collaborazione tecnica e organizzativa rivolta a favorire la istituzione e la disciplina delle strutture comunali di protezione civile.

Art. 8
(Attribuzioni del Sindaco)

1. Il Sindaco è autorità comunale di protezione civile.
2. Al verificarsi dell'emergenza assume la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alle popolazioni colpite e provvede agli interventi necessari dandone contemporanea comunicazione al Prefetto e al Presidente della Giunta regionale.
3. Quando la calamità naturale o l'evento calamitoso non possono essere fronteggiati con i mezzi ordinari a disposizione del Comune, chiede al Prefetto l'intervento di altre forze e strutture.
4. Il Sindaco, nell'ambito del territorio del proprio Comune, dirige le attività di soccorso anche nell'ipotesi di eventi che coinvolgano più Comuni e che richiedano interventi coordinati a livello provinciale.


TITOLO III
Programmazione regionale

Art. 9
(Programmi regionali di previsione e prevenzione)

1. La Regione provvede alla predisposizione ed attuazione dei programmi di previsione e prevenzione delle principali ipotesi di rischio in armonia con le indicazioni dei programmi nazionali.
2. Ad essi si raccordano i piani di bacino di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 183, nonché gli altri strumenti della pianificazione e programmazione territoriale e ambientale.
3. Il programma regionale di previsione si basa sulle indicazioni del Piano di inquadramento territoriale (PIT) e contiene:
a) la raccolta e l'elaborazione dei dati e delle informazioni concernenti il territorio regionale, rilevati dai competenti enti e dalle strutture regionali ai fini della sistematica individuazione e caratterizzazione di particolari rischi;
b) la predisposizione di studi e ricerche al fine di definire modelli o procedure previsionali di valutazione delle situazioni di rischio.
4. Il programma regionale di prevenzione individua:
a) gli interventi per prevenire, mitigare e fronteggiare le conseguenze di eventi calamitosi;
b) gli studi, le ricerche e le opportune attività formative ed informative.
5. Essi sono predisposti dalla Giunta regionale, sentito il Comitato regionale di protezione civile entro ventiquattro mesi dall'entrata in vigore della presente legge ed approvati dal Consiglio regionale.
6. La Giunta regionale emana gli indirizzi ed i principi direttivi in materia di protezione civile a cui devono attenersi gli Enti locali entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge.
7. La Regione definisce le forme di collaborazione e di concorso con gli organi centrali e periferici dello Stato, realizza una rete di collegamento e di raccordo tra le strutture predisposte alla protezione civile per la concessione e la trasmissione di informazioni, le modalità di raccordo organizzativo con le strutture sanitarie regionali.
8. I programmi di previsione e prevenzione sono adottati in armonia con i programmi nazionali ed in conformità ai criteri determinati dal Consiglio nazionale della protezione civile, sentito il Comitato regionale di protezione civile previsto dall'articolo 14.

Art. 10
(Piano regionale di concorso
agli interventi di emergenza)

1. La Regione sulla base delle mappe dei rischi approva il Piano regionale di concorso agli interventi di emergenza nei settori di competenza per fronteggiare gli eventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a), nonché per assicurare il concorso regionale nell'attività di soccorso di competenza di organi statali.
2. Il Piano regionale prevede le forme di collaborazione con gli organi centrali e periferici dello Stato, l'individuazione e l'organizzazione delle risorse umane e materiali, anche su base volontaria e territoriale, da utilizzare per interventi di primo soccorso e assistenza, le modalità di raccordo con le strutture sanitarie regionali e quelle per l'attuazione, da parte degli enti preposti, degli interventi immediati di ripristino, anche provvisorio, delle infrastrutture pubbliche di competenza regionale.
3. La Regione ha il compito di individuare ed approntare personale, strutture e mezzi da impiegare in concorso con i Sindaci, i Prefetti o il Commissario delegato, titolare del coordinamento dei soccorsi.
4. Il Piano regionale di concorso agli interventi di emergenza ha durata quinquennale ed è approvato dal Consiglio regionale su proposta della Giunta, sentito il Comitato regionale, e viene trasmesso agli organi nazionali e locali di protezione civile.

Art. 11
(Prescrizioni per la pianificazione territoriale)

1. I programmi di previsione e prevenzione, anche se limitati a singole zone del territorio regionale, possono contenere prescrizioni e limiti in ordine all'espletamento dell'attività di pianificazione territoriale da parte dei Comuni mediante l'espressa individuazione di vincoli di destinazione o di interventi preventivi per eliminare o mitigare gli effetti negativi dei possibili eventi calamitosi.
2.1 Comuni interessati devono uniformare i propri strumenti urbanistici alle previsioni dei programmi regionali entro cinque mesi dalla pubblicazione del relativo provvedimento di approvazione nel Bollettino ufficiale della Regione.
3. Qualora il Comune non provveda entro tale termine, salvo il caso di proroga concessa su richiesta motivata del Comune interessato, la Giunta regionale adotta i provvedimenti sostitutivi previsti dalla vigente legislazione in materia urbanistica.

Art. 12
(Mappe di rischio)

1. La Giunta regionale, sentite le Province, definisce con il parere della Commissione consiliare competente, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le mappe dei rischi presenti sul territorio regionale in base alla esposizione ed alla vulnerabilità specifica delle zone interessate, provvedendo, se del caso, alla elaborazione di un quadro unitario delle previsioni degli specifici piani di settore.
2. Qualora dalle suddette mappe risultino pericoli di danni imminenti e irreparabili per le persone e le cose, la Giunta regionale segnala immediatamente la situazione al Sindaco del Comune interessato invitandolo a provvedere in merito.

TITOLO IV
Organizzazione regionale della protezione civile

Art. 13
(Competenze della Giunta regionale
e del suo Presidente)

1. La Giunta regionale, oltre a predisporre i programmi, i piani e le mappe di rischio di cui alla presente legge, presenta annualmente al Consiglio regionale una relazione sullo stato di attuazione dei programmi regionali di protezione civile.
2. Il Presidente della Giunta regionale o l'assessore delegato cura la direzione unitaria delle attività di protezione civile di competenza regionale ed il coordinamento e l'armonizzazione delle stesse con l'attività delle amministrazioni dello Stato, delle Province, dei Comuni e delle altre componenti di protezione civile operanti nel territorio regionale.
3. In caso di eventi calamitosi in atto interessanti il territorio della regione, la Giunta regionale se ne ravvisa la necessità affida al suo Presidente o all'Assessore delegato il coordinamento delle strutture necessarie per l'effettuazione degli interventi di competenza regionale, ivi compreso il centro operativo regionale per la protezione civile di cui all'articolo 17, individuando altresì i servizi e gli uffici che, in deroga all'ordinario assetto delle competenze, sono posti direttamente alle sue dipendenze per lo svolgimento di tutti gli interventi necessari. In tal caso il Presidente o l'Assessore delegato è autorizzato ad emettere decreti indirizzati a tutti gli enti o aziende regionali per far fronte all'emergenza.
4. In tali ipotesi la Giunta autorizza il Presidente o l'Assessore delegato a disporre la temporanea assegnazione di altro personale idoneo alle strutture impegnate nella realizzazione degli interventi.
5. Il Presidente della Giunta regionale, qualora ravvisi che l'evento calamitoso, per intensità ed estensione debba essere fronteggiato con mezzi e poteri straordinari, secondo quanto previsto dall'articolo 2, comma 1, lettera c), assume le iniziative intese a promuovere la dichiarazione dello stato di emergenza.
6. In questo caso il Presidente della Giunta regionale o l'Assessore delegato quando sia richiesto il concorso della Regione alle attività di protezione civile assicura l'immediata disponibilità delle strutture organizzative e dei mezzi regionali, assumendo la direzione unitaria degli interventi di competenza regionale secondo le disposizioni delle autorità statali competenti.

Art. 14
(Comitato regionale di protezione civile)
1. E' istituito il Comitato regionale di protezione civile quale organo consultivo permanente della Regione per assicurare la compatibilità e il coordinamento delle iniziative regionali ed il raccordo con il Dipartimento di protezione civile.
2. Esso garantisce l'armonizzazione:
a) dei programmi provinciali e regionali di previsione e prevenzione con quelli nazionali;
b) dei piani regionali di concorso all'emergenza con quelli comunali e provinciali di emergenza;
c) delle iniziative regionali in materia di protezione civile con quelle di competenza degli altri Enti, amministrazioni e organismi operanti nella specifica materia.
3. Esprime pareri consultivi sui programmi regionali di previsione e prevenzione e su ogni altra questione che il Presidente sottoponga al suo esame.
4. Il Comitato è composto da:
a) il Presidente della Giunta regionale o l'Assessore competente in materia di protezione civile che lo presiede;
b) il Responsabile del servizio regionale di protezione civile;
c) il Dirigente dell'area regionale sanità e servizi sociali o suo delegato;
d) i Presidenti delle Amministrazioni provinciali delle Marche o loro delegati;
e) n. 4 Sindaci designati dall'ANCI (Associazione nazionale Comuni italiani) regionale;
f) un Presidente di Comunità montane designato dall'UNCEM regionale;
g) l'Ispettore regionale dei Vigili del fuoco o suo delegato;
h) il Coordinatore regionale del Corpo forestale dello Stato o suo delegato;
i) due rappresentanti delle organizzazioni di volontariato iscritte nel Registro regionale, designati dalle associazioni di volontariato di protezione civile;
l) un rappresentante dei centri provinciali della CRI (Associazione italiana della croce rossa) delle Marche;
m) il responsabile regionale del Soccorso alpino;
n) un rappresentante degli Enti parco;
o) un rappresentante delle Autorità di bacino.
5. Partecipano di diritto alle sedute del Comitato:
a) il Commissario di Governo;
b) i Prefetti o loro delegati;
c) un rappresentante del Dipartimento nazionale della protezione civile.
6. Il Presidente del Comitato può disporre la partecipazione alle riunioni di esperti e di rappresentanti di altri Enti o organismi eventualmente interessati, compresi i servizi della Regione.
7. Il Comitato è nominato con decreto del Presidente della Giunta regionale e dura in carica cinque anni.
8. Le funzioni di segretario del Comitato sono svolte da un funzionario del servizio regionale di protezione civile.
9. Agli esperti esterni vengono corrisposte le indennità previste dalla tabella B allegata alla l.r. 2 agosto 1984, n. 20 e successive modificazioni per i membri del Comitato per il territorio.


Art. 15
(Struttura competente in materia di protezione civile)
1. La Regione, per lo svolgimento dei compiti di protezione civile, si avvale dell'apposito servizio già istituito dalla l.r. 26 aprile 1990, n. 30 la cui disciplina è integrata secondo le norme della presente legge.
2. La struttura organizzativa del servizio viene aggiornata in sede di revisione del sistema amministrativo regionale in attuazione della disciplina di cui al d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29 e tenendo conto della complessità delle funzioni previste dalla presente legge.
3. Le strutture organizzative, gli Enti e le Aziende regionali che eventualmente svolgano interventi in ambito di protezione civile sono tenute ad operare in collaborazione con la struttura organizzativa competente e a fornire ad essa i dati in loro possesso inerenti la loro attività istituzionale.

Art. 16
(Dirigente della struttura organizzativa
regionale di protezione civile)

1. Il Dirigente della struttura organizzativa regionale competente in materia di protezione civile, per gli interventi indifferibili ed urgenti collegati a singole situazioni di emergenza di competenza regionale, opera in qualità di funzionario delegato.
2. Per far fronte agli adempimenti conseguenti all'accertamento di un grave stato di calamità, la Regione assicura la reperibilità di un dirigente o di un funzionario di esperienza adeguata dei servizi interessati dalle attività di protezione civile anche aldilà del normale orario di servizio.
3. Nell'ipotesi disciplinata dal comma 3 dell'articolo 13, il Presidente della Giunta o l'assessore delegato può attribuire al dirigente preposto alla struttura organizzativa competente in materia di protezione civile, limitatamente alla durata della situazione eccezionale, la direzione del personale degli altri servizi e strutture regionali posti temporaneamente alle sue dirette dipendenze. In tal caso detto dirigente è sovraordinato al personale addetto alle strutture organizzative poste temporaneamente a disposizione.
4. I servizi regionali sono tenuti ad offrire la necessaria collaborazione in termini di mezzi e personale al servizio competente per lo svolgimento delle attività finalizzate al raggiungimento degli obiettivi di protezione civile.


Art. 17
(Centro operativo regionale
per la protezione civile (COR))

1. La Giunta regionale istituisce, entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge, il Centro operativo regionale per la protezione civile e provvede a dotarlo delle necessarie attrezzature.
2. Esso costituisce presidio continuativo della Regione ed ha il compito di:
a) assicurare il raccordo funzionale ed operativo in caso di emergenza con l'attività del Prefetto e delle altre componenti istituzionali di protezione civile;
b) acquisire tempestivamente notizie e dati circa le situazioni di pericolo e di danno, nonché la natura dell'evento calamitoso e fornire informazioni circa la situazione di allarme ed emergenza seguendone l'andamento;
c) stabilire tempestivi contatti con i competenti organi nazionali della protezione civile e le varie componenti della protezione civile a livello regionale e subregionale.
3. La funzionalità del COR è garantita in via continuativa mediante la reperibilità del personale che, nel caso di situazioni di emergenza, deve presidiare la struttura nell'arco delle ventiquattro ore.

Art. 18
(Convenzioni)

1. La Regione, per il conseguimento degli obiettivi definiti dalla presente legge, può stipulare apposite convenzioni con Istituti universitari e di ricerca, con Enti od organi tecnici di natura pubblica, Aziende pubbliche e private ed Istituzioni scientifiche e con le associazioni di volontariato iscritte nel registro regionale.
2. La Regione può altresì stipulare convenzioni con Enti pubblici, Aziende pubbliche e private, con organizzazioni di volontariato di protezione civile iscritte nel Registro regionale al fine di assicurare la pronta disponibilità di particolari attrezzature, mezzi, macchinari e personale specializzato da impiegare nelle fasi di emergenza a supporto delle strutture regionali e locali di protezione civile.
3. Le convenzioni con le organizzazioni di volontariato sono disciplinate dalla l.r. 13 aprile 1995, n. 48.

Art. 19
(Accertamento situazioni di emergenza)

1. Al verificarsi di una situazione di emergenza nell'ambito del territorio comunale, il Sindaco ne informa il Prefetto, il Presidente della Provincia competente ed il Presidente della Giunta regionale.
2. Qualora vi siano situazioni suscettibili di essere qualificate come emergenze in atto o potenziali, il dirigente del servizio regionale di protezione civile ne informa immediatamente la Giunta regionale, allerta il COR ed assicura l'immediata disponibilità delle strutture organizzative e dei mezzi regionali .
3. Il servizio regionale competente in materia di protezione civile, avvalendosi del COR e delle strutture regionali decentrate, acquisisce ogni informazione e dato utile per le valutazioni del caso, anche tramite l'effettuazione degli opportuni accertamenti e sopralluoghi.

Art. 20
(Interventi urgenti)

1. Qualora sia stato decretato lo stato d'emergenza, il Presidente della Giunta regionale, o l'Assessore delegato, è autorizzato ad adottare tutti i provvedimenti amministrativi necessari per interventi o lavori urgenti, assumendo i relativi impegni di spesa sugli appositi capitoli del bilancio regionale dotati della necessaria disponibilità.
2. I lavori e le spese di cui al presente articolo sono approvati dalla Giunta regionale in sede di ratifica entro novanta giorni dall'adozione dei relativi provvedimenti.
Art. 21
(Rilevazione sistematica dei danni)

1. La Regione provvede alla delimitazione degli ambiti territoriali danneggiati di norma entro trenta giorni dal verificarsi della situazione di emergenza.
2. Nel caso di eventi calamitosi che producano danni di notevole vastità ed entità, i Comuni, le Comunità montane e le Province interessate, sulla base di specifiche direttive regionali, da emanarsi entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, in collaborazione con le strutture regionali competenti in materia e con le strutture tecniche regionali anche decentrate, procedono alla rilevazione sistematica dei danni intervenuti con particolare riferimento ai seguenti settori:
a) opere, beni e servizi pubblici di competenza regionale e degli Enti locali;
b) strutture e coltivazioni agricole;
c) attività produttive: industriali, artigianali, commerciali, turistiche e della pesca;
d) altri beni privati.
3. Qualora l'ambito in cui sono intervenuti i danni sia circoscritto a singoli Comuni, alla delimitazione degli ambiti territoriali provvedono le rispettive Amministrazioni comunali.

Art. 22
(Volontariato di protezione civile)

1. La Regione promuove la partecipazione delle organizzazioni di volontariato di protezione civile alle attività di previsione, prevenzione e soccorso, stimolando iniziative di qualificazione.
2. Le organizzazioni iscritte nel Registro regionale del volontariato costituiscono parte integrante del sistema regionale di protezione civile e la Regione favorisce la loro partecipazione alle attività di predisposizione ed attuazione di programmi di protezione civile.

Art. 23
(Abrogazione)

1. La l.r. 27 aprile 1990, n. 49 è abrogata.

Art. 24
(Norma finanziaria)

1. Al finanziamento delle spese per gli interventi previsti dalla presente legge si provvede con le somme assegnate dallo Stato per le medesime finalità, ai sensi dell'ultimo comma dell'articolo 117 e del secondo comma dell'articolo 119 della Costituzione, nel rispetto delle norme che ne disciplinano la destinazione.
2. La Regione concorre al finanziamento delle spese previste dalla presente legge attraverso l'istituzione del "Fondo regionale per la protezione civile" la cui entità per l'anno 1996 è determinata in lire 1.000 milioni, di cui lire 500 milioni per spese di parte corrente e lire 500 milioni per spese di investimento.
Per gli anni successivi alla quantificazione della spesa si provvederà con le leggi di approvazione dei rispettivi bilanci con iscrizione a carico dei capitoli corrispondenti.
3. Alla copertura dell'onere finanziario previsto al comma 2 si provvede:
a) per l'anno 1996 mediante utilizzo delle disponibilità iscritte rispettivamente a carico dei capitoli 4311104 e 4311201 dello stato di previsione della spesa del bilancio per il detto anno;
b) per gli anni successivi mediante utilizzo di quota parte dei tributi propri della Regione.
La presente legge sarà pubblicata nel bollettino ufficiale della Regione; è fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Marche.

Ancona, 28 marzo 1996

IL PRESIDENTE
(Vito D'Ambrosio)


IL TESTO DELLA LEGGE VIENE PUBBLICATO CON L'AGGIUNTA DELLE NOTE REDATTE DAL SERVIZIO LEGISLATIVO E AFFARI ISTITUZIONALI AI SENSI DELL'ARTICOLO 7 DEL REGOLAMENTO REGIONALE 16 AGOSTO 1994, N. 36. IN APPENDICE ALLA LEGGE REGIONALE, AI SOLI FINI INFORMATIVI, SONO ALTRESI' PUBBLICATI:
a) LE NOTIZIE RELATIVE AL PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE (A CURA DEL SERVIZIO LEGISLATIVO E AFFARI ISTITUZIONALI);
b) L'UFFICIO O SERVIZIO REGIONALE RESPONSABILE DELL'ATTUAZIONE (A CURA DEL SERVIZIO ORGANIZZAZIONE).


SOPRA = NOTE

Nota all'art. 1, comma 1:

La legge n. 225/1992 reca: "Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile".


Note all'art. 5, commi 1 e 2, lettera c):

-Il testo degli articoli 14 e 15 della legge n. 142/1990 (Ordinamento delle autonomie locali) è il seguente: "Art. 14 - (Funzioni) - 1. Spettano alla provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio provinciale nei seguenti settori:
a) difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell'ambiente e prevenzione delle calamità;
b) tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche;
c) valorizzazione dei beni culturali;
d) viabilità e trasporti;
e) protezione della flora e della fauna, parchi e riserve naturali;
f) caccia e pesca nelle acque interne;
g) organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore;
h) servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;
i) compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica ed alla formazione professionale, compresa l'edilizia scolastica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;
l) raccolta ed elaborazione dati, assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali.
2. La provincia in collaborazione con i comuni e sulla base di programmi, promuove e coordina attività nonché realizza opere di rilevante interesse provinciale sia nel settore economico, produttivo, commerciale e turistico, sia in quello sociale, culturale e sportivo.
3. La gestione di tali attività ed opere avviene attraverso le forme previste dalla presente legge per la gestione dei servizi pubblici".

"Art. 15 - (Compiti di programmazione) - 1. La provincia:
a) raccoglie e coordina le proposte avanzate dai comuni, ai fini della programmazione economica, territoriale ed ambientale della regione;
b) concorre alla determinazione del programma regionale di sviluppo e degli altri programmi e piani regionali secondo norme dettate dalla legge regionale;
c) formula e adotta, con riferimento alle previsioni e agli obiettivi del programma regionale di sviluppo, propri programmi pluriennali sia di carattere generale che settoriale e promuove il coordinamento dell'attività programmatoria dei comuni.
2. La provincia, inoltre, predispone ed adotta il piano territoriale di coordinamento che, ferme restando le competenze dei comuni ed in attuazione della legislazione e dei programmi regionali determina indirizzi generali di assetto del territorio e, in particolare, indica:
a) le diverse destinazioni del territorio in relazione alla prevalente vocazione delle sue parti;
b) la localizzazione di massima delle maggiori infrastrutture e delle principali linee di comunicazione;
c) le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed idraulico-forestale ed in genere per il consolidamento del suolo e la regimazione delle acque;
d) le aree nelle quali sia opportuno istituire parchi o riserve naturali.
3. I programmi pluriennali e il piano territoriale di coordinamento sono trasmessi alla regione ai fini di accertarne la conformità agli indirizzi regionali della programmazione socio-economica e territoriale.
4. La legge regionale detta le procedure di approvazione nonché norme che assicurino il concorso dei comuni alla formazione dei programmi pluriennali e dei piani territoriali di coordinamento.
5. Ai fini del coordinamento e dell'approvazione degli strumenti di pianificazione territoriale predisposti dai comuni, la provincia esercita le funzioni ad essa attribuite dalla regione ed ha, in ogni caso, il compito di accertare la compatibilità di detti strumenti con le previsioni del piano territoriale di coordinamento.
6. Gli enti e le amministrazioni pubbliche, nell'esercizio delle rispettive competenze, si conformano ai piani territoriali di coordinamento delle province e tengono conto dei loro programmi pluriennali".

-Il testo degli articoli 13 e 14 della legge n. 225/1992 (per l'argomento della legge vedi nella nota all'art. 1, comma 1) è il seguente:
"Art. 13 - (Competenze delle province) - 1. Le province, sulla base delle competenze ad esse attribuite dagli articoli 14 e 15 della legge 8 giugno 1990, n. 142, partecipano all'organizzazione ed all'attuazione del Servizio nazionale della protezione civile, assicurando lo svolgimento dei compiti relativi alla rilevazione, alla raccolta ed alla elaborazione dei dati interessanti la protezione civile, alla predisposizione di programmi provinciali di previsione e prevenzione e alla loro realizzazione, in armonia con i programmi nazionali e regionali.
2. Per le finalità di cui al comma 1 in ogni capoluogo di provincia è istituito il Comitato provinciale di protezione civile, presieduto dal presidente dell'amministrazione provinciale o da un suo delegato. Del Comitato fa parte un rappresentante del prefetto".

"Art. 14 - (Competenze del prefetto) - 1. Il prefetto, anche sulla base del programma provinciale di previsione e prevenzione, predispone il piano per fronteggiare l'emergenza su tutto il territorio della provincia e ne cura l'attuazione.
2. Al verificarsi di uno degli eventi calamitosi di cui alle lettere b) e c) del comma 1 dell'articolo 2, il prefetto:
a) informa il Dipartimento della protezione civile, il presidente della giunta regionale e la direzione generale della protezione civile e dei servizi antincendi del Ministero dell'interno;
b) assume la direzione unitaria dei servizi di emergenza da attivare a livello provinciale, coordinandoli con gli interventi dei sindaci dei comuni interessati;
c) adotta tutti i provvedimenti necessari ad assicurare i primi soccorsi;
d) vigila sull'attuazione, da parte delle strutture provinciali di protezione civile, dei servizi urgenti, anche di natura tecnica.
3. Il prefetto, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza di cui al comma 1 dell'articolo 5, opera, quale delegato del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per il coordinamento della protezione civile, con i poteri di cui al comma 2 dello stesso articolo 5.
4. Per l'organizzazione in via permanente e l'attuazione dei servizi di emergenza il prefetto si avvale della struttura della prefettura, nonché di enti e di altre istituzioni tenuti al concorso".


Nota all'art. 6, comma 3:

Il testo degli articoli 28 e 29 della legge n. 142/1990 (per l'argomento della legge vedi nelle note all'art. 5, commi 1 e 2, lettera c) è il seguente:
"Art. 28 - (Natura e ruolo) - 1. Le comunità montane sono enti locali costituiti con leggi regionali tra comuni montani e parzialmente montani della stessa provincia, allo scopo di promuovere la valorizzazione delle zone montane, l'esercizio associato delle funzioni comunali, nonché la fusione di tutti o parte dei comuni associati.
2. Le comunità montane hanno autonomia statutaria nell'ambito delle leggi statali e regionali e non possono, di norma, avere una popolazione inferiore a 5.000 abitanti. Dalle comunità montane sono comunque esclusi i comuni con popolazione complessiva superiore a 40.000 abitanti e i comuni parzialmente montani nei quali la popolazione residente nel territorio montano sia inferiore al 15 per cento della popolazione complessiva. Detta esclusione non priva i rispettivi territori montani dei benefici e degli interventi speciali per la montagna stabiliti dalle Comunità europee o dalle leggi statali e regionali.
3. La legge regionale può prevedere l'esclusione dalla comunità montana di quei comuni parzialmente montani che possono pregiudicare l'omogeneità geografica o socio-economica; può prevedere altresì l'inclusione di quei comuni confinanti, con popolazione non superiore a 20.000 abitanti, che siano parte integrante del sistema geografico e socio-economico della comunità.
4. Al fine della graduazione e differenziazione degli interventi di competenza delle regioni e delle comunità montane, le regioni, con propria legge, possono provvedere ad individuare nell'ambito territoriale delle singole comunità montane fasce altimetriche di territorio, tenendo conto dell'andamento orografico, del clima, della vegetazione, delle difficoltà nell'utilizzazione agricola del suolo, della fragilità ecologica, dei rischi ambientali e della realtà socio-economica".

"Art. 29 - (Funzioni) - 1. Spettano alle comunità montane le funzioni attribuite dalla legge e gli interventi speciali per la montagna stabiliti dalla Comunità economica europea o dalle leggi statali e regionali.
2. L'esercizio associato di funzioni proprie dei comuni o a questi delegate dalla regione spetta alle comunità montane. Spetta altresì alle comunità montane l'esercizio di ogni altra funzione ad esse delegata dai comuni, dalla provincia e dalla regione.
3. Le comunità montane adottano piani pluriennali di opere ed interventi e individuano gli strumenti idonei a perseguire gli obiettivi dello sviluppo socio-economico, ivi compresi quelli previsti dalla Comunità economica europea, dallo Stato e dalla regione, che possono concorrere alla realizzazione dei programmi annuali operativi di esecuzione del piano.
4. Le comunità montane, attraverso le indicazioni urbanistiche del piano pluriennale di sviluppo, concorrono alla formazione del piano territoriale di coordinamento.
5. Il piano pluriennale di sviluppo socio-economico ed i suoi aggiornamenti sono adottati dalle comunità montane ed approvati dalla provincia secondo le procedure previste dalla legge regionale.
6. Le regioni provvedono, mediante gli stanziamenti di cui all'articolo 1 della legge 23 marzo 1981, n. 93, a finanziare i programmi annuali operativi delle comunità montane, sulla base del riparto di cui al numero 3) del quarto comma dell'articolo 4 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102, ed all'articolo 2 della citata legge n. 93 del 1981.
7. Sono abrogati:
a)l'articolo 1 della legge 25 luglio 1952, n. 991, come sostituito dall'articolo unico della legge 30 luglio 1957, n. 657, ed il secondo comma dell'articolo 14 della citata legge 991 del 1952;
b) gli articoli 3, 5 e 7 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102.
8. La comunità montana può essere trasformata in unione di comuni, ai sensi di quanto disposto dall'articolo 26, anche in deroga ai limiti di popolazione".


Nota all'art. 7, comma 1, lettera d):

Il testo dell'art. 9 della legge n. 142/1990 (per l'argomento della legge vedi nelle note all'art. 5, commi 1 e 2, lettera c) è il seguente:
"Art. 9 - (Funzioni) - 1. Spettano al comune tutte le funzioni amministrative che riguardino la popolazione ed il territorio comunale precipuamente nei settori organici dei servizi sociali, dell'assetto ed utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, salvo quanto non sia espressamente attribuito ad altri soggetti dalla legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.
2. Il comune, per l'esercizio delle funzioni in ambiti territoriali adeguati, attua forme sia di decentramento sia di cooperazione con altri comuni e con la provincia".


Nota all'art. 9, comma 2:

La legge n. 183/1989 reca: "Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo".


Nota all'art. 14, comma 9:

La tabella B allegata alla L.R. n. 20/1984 (Disciplina delle indennità spettanti agli amministratori degli enti pubblici operanti in materia di competenza regionale e ai componenti di commissioni, collegi e comitati istituiti dalla Regione o operanti nell'ambito dell'amministrazione regionale) concerne le indennità di presenza degli organismi.


Nota all'art. 15, comma 1:

La L.R. n. 30/1990 reca: "Organizzazione amministrativa della Regione".


Nota all'art. 15, comma 2:

Il D.Lgs. n. 29/1993 reca: "Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421".


Nota all'art. 18, comma 3:

La L.R. n. 48/1995 reca: "Disciplina del volontariato".
Nota all'art. 23, comma 1:

La L.R. n. 49/1990 reca: "Concorso della Regione alle attività di protezione civile".


Nota all'art. 24, comma 1:

Il testo degli articoli 117, ultimo comma, e 119, secondo comma, della Costituzione è il seguente:
"Art. 117 - (Omissis).
Le leggi della Repubblica possono demandare alla Regione il potere di emanare norme per la loro attuazione".

"Art. 119 - (Omissis).
Alle Regioni sono attribuiti tributi propri e quote di tributi erariali, in relazione ai bisogni delle Regioni per le spese necessarie ad adempiere le loro funzioni normali.
(Omissis)".


a) NOTIZIE RELATIVE AL PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE:

- Proposta di legge a iniziativa dei consiglieri Cecchini, Brachetta, D'Angelo, Modesti e Ricci n. 7 del 18 luglio 1995;

- Parere espresso dalla II commissione consiliare permanente ai sensi dell'art. 22 dello statuto in data 8 febbraio 1996;

- Relazione della IV commissione permanente in data 20 febbraio 1996;

- Legge approvata dal consiglio regionale nella seduta del 27 febbraio 1996, n. 35 (vistata con nota del commissario del governo prot. n. 147/GAB.96, del 27 marzo 1996).

b) SERVIZIO REGIONALE RESPONSABILE DELL'ATTUAZIONE: SERVIZIO PROTEZIONE CIVILE.