Regione Marche - Servizio Protezione Civile - Legge Regionale n. 11/96 art. 12
IL RISCHIO SISMICO
RELAZIONE

Il territorio della Regione Marche è stato interessato in passato da terremoti di notevole intensità, risentendo anche di sismi con epicentro nelle regioni vicine. Dall’anno 1000 ad oggi Ancona è stata l’epicentro di tre terremoti di intensità dell’VIII grado della scala Mercalli - Cancani - Sieberg avvenuti negli anni 1269 - 1690 e 1972.

Il più forte terremoto con epicentro nella regione si è verificato nell’anno 1781 a Cagli con intensità del X grado della stessa scala Mercalli - Cancani - Sieberg.

Manifestazioni sismiche di elevata intensità si ebbero anche a Camerino nel 1279 e nel 1799 - IX grado mentre nella provincia di Ascoli Piceno si sono avute manifestazioni di media intensità con VIII grado a Montemonaco nel 1972 e VI grado nella fascia costiera nel 1987.

La dorsale appenninica Umbro Marchigiana è stata inoltre interessata da scosse sismiche di notevole intensità magnitudo 5.5 e 5.8) con effetti stimati nell’VIII e IX grado e IX grado nei comuni di Nocera Umbra, Foligno, Camerino, Serravalle del Chienti e Fabriano dove i danni prodotti dal terremoto sono risultati paragonabili a quelli registrati nelle zone più prossime all’epicentro, posto a distanza di circa 40 Km. Dallo stesso comune a causa di fenomeni di amplificazione connessi agli aspetti geologici e geomorfologici dell’area interessata.

L’area marchigiana è quindi sede di sismicità rilevante, anche se distribuita in modo non omogeneo.

Il modello sismogenetico del GNDT suddivide la fascia appenninica umbro - marchigiana in diverse zone le più attive delle quali risultano la 45 la 46 e la 47 (fig. 1).

Queste zone costituiscono la parte assiale della catena che è caratterizzata principalmente da faglie attive normali ed oblique con direzione da NW - SE a N - S la cui attività è evidenziata dalla dislocazione di depositi e forme di età riferibili al Pleistocene Superiore - Olocene.

La distribuzione delle massime intensità macrosismiche registrate nella Regione Marche è stata oggetto di approfondite analisi da parte degli istituti di ricerca operanti sia sul territorio regionale che nazionale.

I documenti al riguardo prodotti dall’Osservatorio Geofisico Sperimentale di Macerata nel febbraio 1994 e più recentemente dal Dipartimento della Protezione Civile grazie alla collaborazione dell’Istituto Nazionale e del Gruppo Nazionale Difesa dai Terremoti del Consiglio Nazionale delle Ricerche (fig. 2) mostrano comunque che nei comuni della regione colpiti dagli eventi più recenti il livello degli effetti non ha superato il valore massimo sperimentato nel corso dell’ultimo millennio.

Una prima analisi della pericolosità del territorio regionale sotto il profilo sismico e dei diversi gradi di rischio interessati i comuni della regione è stata effettuata in collaborazione con il Gruppo Nazionale Difesa dai Terremoti per l’attuazione della Legge Regionale n. 33/84 recante norme per le costruzioni in zona sismica emanata a seguito della entrata in vigore delle disposizioni relative alla classificazione sismica del territorio nazionale.

In tale occasione furono desunti tre livelli - base di rischio, determinato essenzialmente dalla pericolosità sismica delle località individuate sulla base delle informazioni disponibili riguardanti i modelli sismotettonici, la sismicità storica ed attuale, le leggi di attenuazione ecc. da prendersi in considerazione in sede di formazione ed adeguamento degli strumenti urbanistici comunali anche in assenza delle ulteriori indagini ritenute necessarie a livello locale.

La importanza di specifiche indagini in ordine alla pericolosità sismica locale derivante da particolari condizioni geologiche o geomorfologiche ed alla vulnerabilità sismica del patrimonio edilizio esistente era stata infatti posta in adeguata considerazione fin dal tempo di redazione del relativo documento, ancora prima che l’evento del 1997 confermasse con i relativi effetti di sito accertati la validità dei contenuti del provvedimento al riguardo adottato.

Nonostante il notevole tempo trascorso dalla sua emanazione la circolare n. 15 del 28 agosto 1990 conserva quindi la sua sostanziale validità soprattutto per quanto riguarda la individuazione delle modalità di approfondimento delle tematiche relative allo svolgimento delle indagini multidisciplinari volte a definire il rapporto tra le previsioni urbanistiche e le caratteristiche sismiche e geologiche del territorio. Come necessaria premessa alla revisione degli strumenti stessi in funzione dell’obbiettivo di prevenzione del rischio sismico.

Deve infatti essere riconosciuta alla suddetta circolare, il merito di avere evidenziato le notevoli potenzialità in tal senso degli strumenti urbanistici sottolineandone la possibilità di:

  • Indirizzare i nuovi insediamenti in zone a risposta sismica locale più favorevole;
  • Di indirizzare le nuove edificazioni verso tipologie meno vulnerabili rispetto alle caratteristiche del terremoto atteso, tenuto conto delle indicazioni contenute nella normativa tecnica relativa alle costruzioni in zona sismica;
  • Di diminuire la esposizione urbanistica degli edifici più vulnerabili, modificando ad esempio le funzioni in atto o previste con destinazioni di minor intensità e frequenza d’uso;

I procedimenti avviati in attuazione delle disposizioni impartite dalla L.R. n. 33/84 e dalla circolare sopracitata hanno consentito la presa d’atto da parte di numerose amministrazioni locali delle problematiche connesse alla prevenzione del rischio sismico e l’adozione di provvedimenti concreti al riguardo, il cui numero complessivo risulta tuttavia nel momento attuale non ancora sufficientemente adeguato alle necessità riscontrabile nell’ambito del territorio regionale.

La disponibilità per contro nel momento attuale di ulteriori elementi di riferimento a seguito dell’approfondimento delle tematiche relative alla pericolosità sismica del territorio nazionale ed alla vulnerabilità del patrimonio edilizio condotto nel più recente periodo dai servizi tecnici nazionali soprattutto ai fini della riclassificazione sismica del territorio nazionale, offre oggi la possibilità di costruzione delle necessarie premesse alla redazione dei piani di emergenza previsti dalle più recenti disposizioni emanate in materia di protezione civile da parte anche delle Amministrazioni locali che non hanno ancora provveduto allo svolgimento delle indagini previste dalla L.R. n. 33/84 art. 10 che restano comunque ancor oggi la base di riferimento più adeguata per la predisposizione anche dei piani di emergenza di cui all’art. 108 del D.L. 192/88.

Come dimostrato purtroppo anche di recente dagli eventi tellurici che hanno interessato il nostro territorio, i possibili effetti delle scosse sismiche sul patrimonio edilizio ed infrastrutturale delle amministrazioni locali interessate sono individuabili soltanto attraverso l’approfondimento delle caratteristiche geologiche dei terreni e della vulnerabilità specifica degli edifici presenti sul territorio di rispettiva competenza.

Le indagini previste dall’art. 10 della Legge Regionale n. 33/84 sono peraltro riferite alla revisione degli strumenti urbanistici, effettuate purtroppo da un numero limitato di amministrazioni locali e pertanto in relazione alle esigenze poste dalle più recenti disposizioni secondo cui i Sindaci sono tenuti, in qualità di responsabili a scala locale della sicurezza dei propri concittadini, ad organizzare proprie strutture e a predisporre piani di emergenza di protezione civile, risulta oggi indispensabile procedere alla individuazione, almeno in linea di massima, degli elementi base di riferimento dei suddetto piani per quanto concerne in particolare il dimensionamento delle aree di ricovero delle popolazioni in caso di calamità.

Un primo dato fondamentale al riguardo è certamente desumibile dall’analisi delle caratteristiche di pericolosità del territorio nazionale calcolato sulla base della frequenza media annua di occorrenza di ciascun valore di intensità effettuata dal Gruppo Nazionale Difesa dai Terremoti del CNR già utilizzata per la individuazione delle zone ad elevato rischio sismico del territorio nazionale ai fini dell’applicazione dei benefici di cui alla Legge 27/12/99 n. 449 ai sensi della Ordinanza 12 giugno 1998 n. 2788 del Dipartimento della Protezione Civile e più recentemente dal Servizio Sismico Nazionale in vista della riclassificazione sismica del territorio nazionale (tav, 1).

Un ulteriore importante elemento di riferimento per le finalità sopraindicate è rappresentato dall’analisi della vulnerabilità del patrimonio edilizio riferita alla tipologia ed all’epoca delle costruzioni effettuate dal Servizio Sismico Nazionale sulla base dei dati relativi al rilevamento censuario ISTAT verificati alla luce delle indagini di dettaglio svolte sugli edifici danneggiati dal terremoto 1984 nelle regioni Lazio ed Abruzzo mediante impiego delle schede G.N.D.T. di 1° livello.

Le caratteristiche tipologiche degli edifici interessati dall’evento sismico sopracitato, oggetto di indagine con le schede di 1° livello GNDT peraltro utilizzate ampiamente anche nella nostra regione negli anni successivi fanno ritenere i risultati ottenuti nel complesso come campione statisticamente rappresentativo a livello nazionale, pienamente attendibili anche per la nostra regione, in relazione alle affinità tipologiche esistenti con gli edifici danneggiati dal terremoto 1984 in regioni peraltro non molto lontane geograficamente dalla nostra.

Le elaborazioni effettuate secondo i criteri sopracitati hanno portato alla individuazione del numero delle abitazioni appartenenti alle diverse classi di vulnerabilità corrispondenti alla scala MSK-76, della loro superficie e del relativo numero di abitanti per ciascuno dei comuni della Regione, secondo il prospetto riportato nelle pagine dal n.7 al n.13,riferito alle classi di edifici suddivise in funzione dell’epoca di costruzione (nota 1): A B C 1 per gli edifici in muratura e C2 per il cemento armato indipendentemente dalla situazione del piano terreno.

La percentuale di danneggiamento delle abitazioni delle diverse classi di vulnerabilità in funzione della intensità, della tipologia e del livello di danno secondo la scala MSK - 76 pur non articolata su tutti i livelli di danno per tutte le intensità risulta desumibile con sufficiente approssimazione dalla tabella di seguito riportata, riferita al livello di danno definito dalla stessa scala MSK - 76 (nota 2) in rapporto alla intensità delle scosse sismiche prevedibili nell’ambito di ciascuna ripartizione territoriale.

Intensità

Classe di vulnerabilità

A

B

C

V

5% danno 1

-

-

VI

5% danno 2

50% danno 3

5% danno 1

-

VII

5% danno 4

50% danno 3

50% danno 2

5% danno 3

50% danno 1

5% danno 2

VIII

5% danno 5

50% danno 4

5% danno 4

50% danno 3

5% danno 3

50% danno 2

IX

50% danno 5

5% danno 5

50% danno 4

5% danno 4

50% danno 3

X

75% danno 5

50% danno 5

5% danno 5

50% danno 4

Tenuto presente pertanto che la esperienza relativa agli eventi sismici che hanno interessato più o meno recentemente il territorio regionale fa ritenere individuabile nel livello 3 il limite di riferimento per la determinazione del numero di abitanti di cui provvedere l’assistenza in relazione alla tendenza all’abbandono dell’edificio ancorché non inagibile per il timore del ripetersi dello stesso evento, le tabelle e gli elaborati sopra indicati consentono la determinazione in linea di massima delle necessità prevedibili in ciascun ambito territoriale in termini di superficie delle aree necessarie al ricovero delle persone nel caso di eventi sismici della intensità considerata, sempre naturalmente in attesa delle successive determinazioni possibili in relazione agli ulteriori studi ed approfondimenti previsti in attuazione delle sopracitate disposizioni di cui alla L.R. n. 33/84 tenute presenti anche le analisi di microzonazione sismica di dettaglio e/o speditiva finora effettuate nell’ambito regionale a seguito dell’evento verificatosi negli anni 1997 e seguenti nella nostra regione.

IL DIRIGENTE DEL SERVIZIO PROTEZIONE CIVILE
(Dott. Arch. Riccardo Paganelli)