Dove avvengono

In Italia

L’Italia si trova in una situazione geologica particolarmente complicata, generata dallo scontro fra la zolla africana e quella eurasiatica.


La figura 1.7 mostra gli spostamenti avvenuti nel mediterraneo centrale nel corso degli ultimi sette milioni di anni, che hanno generato le fasce di maggior deformazione della crosta terrestre.

La complessità, caratteristica di tutto il bacino del Mediterraneo, determina condizioni per cui, in Italia, i terremoti più forti hanno magnitudo che non raggiungono valori di altre zone della terra (California,Giappone, Cina, ecc.).
La distribuzione degli epicentri dei maggiori terremoti distruttivi, avvenuti in Italia, è rappresentata in figura 2.7.

Essi hanno avuto luogo nelle zone in cui sono state più marcate le deformazioni della crosta terrestre. Le forze che causano queste modificazioni mutano molto lentamente nel tempo (decine di migliaia di anni) per cui i terremoti futuri si ripeteranno nelle stesse zone del passato, anche se non necessariamente nelle identiche posizioni.

Nelle Marche
Per spiegare le ragioni della sismicità nelle Marche occorre allargare lo sguardo all’intero Appennino centrale.

L’Appennino è una catena montuosa di recente formazione (nell’ordine della decina di milioni di anni) che ancora continua a formarsi. E’ costituito da una serie di scaglie accavallate tra di loro che avanzano verso e al di sopra di una zona relativamente più stabile. Alle spalle della catena appenninica, lo spazio lasciato libero da questa, nella sua migrazione verso Nord-Est, vede la formazione di strutture distensive.
Si possono così individuare le zone di maggiore tensione della crosta terrestre che provoca la rottura delle masse rocciose e conseguente rilascio di energia attraverso i terremoti. Queste zone sono il margine più avanzato della catena, laddove è attivo l’accavallamento dell’Appennino sulla pianura padana; il margine tirrenico dove la distensione provoca l’apertura dei bacini. Tra queste due zone c’è una fascia intermedia in cui si formano strutture prevalentemente distensive sul dorso della catena dovute a movimenti differenziali all’interno della stessa.

La catena appenninica non ha comportamento omogeneo in senso longitudinale. Si hanno diversi comparti con velocità di avanzamento differenti: i limiti tra i diversi comparti sono delle fasce che tagliano in direzione circa NE-SW l’Appennino e sono a loro volta sede di terremoti dovuti alle tensioni generate dai movimenti differenziali tra i diversi comparti.