Il sismografo

Il sismografo è uno strumento che registra i terremoti riproducendo in un’immagine grafica (sismogramma) il movimento del suolo.

Il sismogramma rende visibili e misurabili gli spostamenti del terreno grazie ad un sistema di amplificazione che riproduce le vibrazioni.
Esso, pertanto, è un’immagine grafica ingrandita di un certo numero di volte (10.000, 20.000, 30.000 volte ecc.) del reale spostamento del terreno.
Dai sismogrammi si ricavano i dati necessari per la "misurazione" del terremoto: magnitudo, profondità ipocentrale, direzione e distanza del luogo di registrazione dall’epicentro, ecc.
I sismografi moderni sono composti da due o più parti: il vero e proprio strumento di rilevazione (sismometro) e la parte scrivente (registratore). Oggi quest'ultimo viene sempre più sostituito da un calcolatore nel cui schermo è possibile visualizzare l'immagine grafica del movimento del suolo (sismogramma). Spesso queste due parti sono dislocate in luoghi diversi: lo strumento di rilevazione si trova in una stazione sismica in 'campagna', mentre l’apparato scrivente che produce il sismogramma si trova generalmente in un osservatorio.

I sismografi registrano gli spostamenti del terreno dopo il verificarsi del movimento sismico e non servono per conoscere l’entità dei danni (gli strumenti non hanno occhi).
I sismografi e le reti sismiche in funzione presso gli osservatori sismologici servono per studiare alcuni aspetti scientifici dei fenomeni sismici, non servono per dare l’allarme prima di un terremoto e neppure, dopo, a prevedere se e quando vi saranno repliche particolarmente severe.
Nel territorio della Regione Marche sono oggi dislocate circa 20 stazioni sismometriche afferenti a diversi enti che utilizzano i dati rilevati con scopi e per finalità diverse. In particolare 16 stazioni afferiscono alla Rete Sismometrica Marchigiana gestita grazie ai finanziamenti regionali e sotto l'egida o con l'aiuto dell' Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e del Servizio Sismico Nazionale.